VINCERE IN SUPERBIKE DA UN GARAGE: LA STORIA DI JOHN BRITTEN


Non è da tutti costruire una moto in garage.

Non è da tutti costruire una moto in garage progettando e costruendo quasi ogni singolo pezzo da zero.

Non è da tutti costruire una moto in garage progettando e costruendo quasi ogni singolo pezzo da zero e finire con il vincere gare internazionali, battendo tutti i grandi costruttori.

Non è da tutti, ma John Britten ce l’ha fatta e la sua storia è (tristemente) incredibile!

John Britten nasce nel 1950 a Christchurch, in Nuova Zelanda (non di certo la patria dei motori!). È dislessico, ma questo non gli impedisce di laurearsi in ingegneria meccanica. Dopo anni di lavoro come ingegnere e vetraio (sì, avete letto bene…) a fine anni ’80 decide di dedicarsi completamente alla sua passione e inizia a progettare una moto da corsa.

E quando dico progettare, intendo letteralmente pensare e costruire la maggior parte dei pezzi!

Pare che facesse i trattamenti termici al blocco motore riscaldandolo nel forno per ceramiche della moglie e temperandolo in piscina! E non è che si sia accontentato di costruire una moto come tante altre…


Iniziamo dal motore: 1000 due cilindri a V di 60°, 4 valvole in titanio, doppia iniezione, centralina completamente programmabile.

Risultato: 166 HP a 11800 giri! Tanto per darvi un paragone, la Ducati 888 (che in quegli anni dominava la Superbike) ne aveva 134.

Ancor più interessante è il fatto che il motore era portante! Ciò significa che la moto non aveva un vero e proprio telaio, ma era il propulsore stesso a fare da elemento centrale su cui le varie parti erano fissate. Questa filosofia costruttiva, che permette di risparmiare parecchio peso, era utilizzata da anni in F1 a molto più rara nel mondo delle moto.

Altra caratteristica davvero notevole per l’epoca era il massiccio uso di fibra di carbonio, impiegata per forcelle e cerchi, oltre che per parte della scocca.

Risultato? Un peso di soli 138 kg! Per paragone, sempre la Ducati 888 che vi ho menzionato prima ne pesava 188.

Schema di una forcella Hossack

Anche la ciclistica era tutt’altro che banale: la forcella anteriore era di tipo Hossack, sostanzialmente un’applicazione motociclistica della sospensione a quadrilatero deformabile (ci ho fatto anche un post, corri a vederlo su Instagram!).

E giusto per non avere nulla di normare, anche l’ammortizzatore posteriore era montato davanti al motore, affinché non rischiasse di scaldarsi.


Con queste carte in tavola, il successo fra le grandi in pista non tardò ad arrivare: nella Supertwins a Daytona del 1992 la Britten V1000 guidata da Andrew Stroud dominò la gara, ma dovette ritirarsi a due giri dalla fine a causa di un guasto a uno dei pochi componenti non fabbricati da Britten.

Nel 1993 e nel 1994 vinse il campionato nazionale neozelandese e diverse gare della British Europeans and American Race Series (BEARS).

Nel 1994 la moto segnò anche quattro FIM World Speed Records per la classe 1000, fra cui un miglio lanciato a 302 km/h!

Nel 1995 vinse il campionato BEARS e dominò a Daytona, dando 43 secondi al secondo classificato.

Purtroppo però l’anno si concluse tragicamente: dopo la fine della stagione a John venne diagnosticato un grave cancro alla pelle e morì il 5 settembre, a soli 45 anni.





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